Un punto di equilibrio tra mondi diversi
Il giornalista videoludico occupa una posizione delicata all’interno dell’ecosistema del gaming, perché si trova costantemente a mediare tra mondi che parlano linguaggi differenti. Da un lato c’è l’industria, con le sue esigenze produttive, comunicative e commerciali; dall’altro c’è il pubblico, composto da giocatori con aspettative, passioni e sensibilità molto diverse; in mezzo c’è il videogioco stesso, come opera interattiva che chiede di essere compresa prima ancora che giudicata. Il ruolo del giornalista nasce proprio in questo spazio intermedio. Non è un semplice trasmettitore di informazioni, né un tifoso, né un giudice assoluto: è un interprete che tiene insieme queste dimensioni e prova a renderle leggibili.
Raccontare senza diventare megafono
Uno dei rischi principali del giornalismo videoludico è quello di trasformarsi in un’estensione della comunicazione industriale. Comunicati stampa, trailer, dichiarazioni ufficiali e presentazioni guidate sono strumenti necessari per informare, ma non possono diventare l’unica materia del racconto. Il giornalista ha il compito di filtrare, contestualizzare, selezionare. Raccontare non significa amplificare, ma tradurre. Ogni notizia deve essere restituita al lettore con uno sguardo critico, capace di distinguere tra ciò che è promozione e ciò che è informazione rilevante. Quando questo equilibrio viene meno, il giornalismo perde la sua funzione e si confonde con il marketing.
Offrire al pubblico strumenti di lettura
Il pubblico dei videogiochi è vasto, eterogeneo, stratificato. C’è chi gioca per abitudine, chi per passione, chi per interesse culturale, chi per curiosità tecnologica. Il ruolo del giornalista non è parlare a una sola di queste categorie, ma offrire strumenti che possano essere utili a tutte. Un buon articolo non dice semplicemente cosa accade nel mondo del gaming, ma spiega perché accade, quali conseguenze può avere, come si inserisce in un percorso più ampio. In questo senso il giornalismo videoludico non deve limitarsi a informare, ma deve formare lo sguardo del lettore, aiutandolo a orientarsi in un panorama sempre più complesso.
Difendere la complessità del medium
Il videogioco è spesso ridotto, nel discorso pubblico, a semplificazioni che ne impoveriscono il valore: puro intrattenimento, perdita di tempo, prodotto per ragazzi, fenomeno di moda. Il giornalista ha il compito di contrastare queste letture riduttive, mostrando la complessità del medium e la sua capacità di dialogare con altri linguaggi culturali. Difendere la complessità non significa rendere i testi oscuri o accademici, ma riconoscere che il videogioco merita lo stesso rispetto critico riservato al cinema, alla letteratura o alle arti visive. Ogni articolo ben costruito contribuisce a spostare la percezione collettiva del gaming verso una maggiore maturità.
Il rapporto con la community
L’ecosistema del gaming è fortemente influenzato dalle community, che oggi hanno un peso enorme nel determinare il successo o il fallimento di un titolo. Il giornalista si muove all’interno di questo spazio, ma non può esserne assorbito. Deve ascoltare le community, comprenderne le dinamiche, riconoscerne le istanze, senza però farsi trascinare dalla polarizzazione, dalle reazioni impulsive o dal linguaggio dell’aggressività. Il suo ruolo è anche quello di abbassare il rumore, di riportare la discussione su un piano più razionale e argomentato, offrendo una voce che non alimenta il conflitto ma favorisce la comprensione.
Costruire memoria in un settore che vive di presente
Il mondo dei videogiochi è proiettato costantemente in avanti. Nuove uscite, nuovi annunci, nuove tecnologie rendono il presente dominante e il passato rapidamente obsoleto. Il giornalista ha il compito di contrastare questa amnesia strutturale, costruendo collegamenti, ricordando ciò che è venuto prima, spiegando come le idee evolvono nel tempo. In questo senso il giornalismo contribuisce a creare una memoria del medium, senza la quale il gaming rischia di rimanere intrappolato in un eterno presente privo di profondità storica. Raccontare il passato non è nostalgia, ma consapevolezza.
Una responsabilità culturale
Il ruolo del giornalista videoludico non si esaurisce nella cronaca di settore. Ogni articolo, ogni recensione, ogni analisi contribuisce a definire il modo in cui il videogioco viene percepito all’esterno e all’interno della sua stessa comunità. Questa è una responsabilità culturale che non può essere affrontata con leggerezza. Scrivere di videogiochi significa partecipare alla costruzione di un immaginario collettivo, decidere quali temi portare alla luce, quali opere valorizzare, quali pratiche criticare. È un ruolo che richiede consapevolezza, studio e una visione chiara del proprio posto nell’ecosistema.
Essere ponte, non barriera
In definitiva, il giornalista videoludico è un ponte. Tra chi crea e chi gioca, tra industria e pubblico, tra presente e passato, tra esperienza e riflessione. Non deve erigersi a giudice distante né dissolversi nella voce della folla. Deve restare in equilibrio, consapevole della propria funzione e del proprio impatto. È in questo spazio di mediazione che il giornalismo videoludico trova il suo senso più profondo e la sua necessità.
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