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Perché il giornalismo videoludico non è un hobby

Un equivoco diffuso che danneggia il medium

Nel discorso pubblico sul gaming è ancora molto diffusa l’idea che il giornalismo videoludico sia una passione da coltivare nel tempo libero, qualcosa che nasce dall’amore per i videogiochi e che può essere praticato senza una vera preparazione. Questo equivoco è comprensibile, ma profondamente sbagliato. Scrivere di videogiochi non significa semplicemente raccontare ciò che si è giocato o esprimere un’opinione personale: significa interpretare un linguaggio complesso, inserirlo in un contesto culturale, renderlo comprensibile a un pubblico che non sempre ha gli strumenti per decifrarlo. Trattare il giornalismo videoludico come un hobby non solo svaluta il lavoro di chi lo pratica con serietà, ma contribuisce a mantenere il videogioco in una posizione marginale rispetto agli altri media.

La differenza tra passione e professionalità

La passione è spesso il punto di partenza, ma non può essere il punto di arrivo. Molti aspiranti giornalisti videoludici giocano molto, seguono l’attualità, conoscono i titoli più importanti del momento. Tutto questo è necessario, ma non sufficiente. La professionalità nasce quando alla passione si affiancano metodo, studio, capacità di scrittura, consapevolezza critica e rispetto delle regole deontologiche. Un giornalista non scrive solo per sé stesso o per la propria cerchia, ma per un pubblico più ampio, che si fida del suo lavoro per orientarsi. Questa responsabilità non può essere gestita come un passatempo. Richiede disciplina, continuità, capacità di migliorarsi e di accettare il confronto.

Scrivere di videogiochi significa saperli leggere

Un videogioco non è un oggetto semplice da raccontare. È un sistema interattivo fatto di regole, ritmo, spazio, suono, immagini, narrazione e azione del giocatore. Scriverne in modo competente significa saper leggere tutto questo e tradurlo in parole. Non basta descrivere ciò che accade sullo schermo: bisogna capire perché accade, come viene costruita l’esperienza, quali sensazioni genera e quali idee comunica. Questo tipo di lettura non è istintiva, ma si impara. Esattamente come accade per la critica cinematografica o letteraria, anche la critica videoludica richiede strumenti analitici che vanno oltre l’entusiasmo del giocatore.

Il rapporto con l’industria e con il pubblico

Un altro elemento che distingue l’hobby dalla professione è il rapporto con l’industria. Il giornalista videoludico entra costantemente in contatto con sviluppatori, publisher, uffici stampa, eventi e materiali promozionali. Saper gestire questo rapporto in modo corretto, mantenendo indipendenza e lucidità, è una competenza che non si improvvisa. Allo stesso tempo, esiste un rapporto altrettanto importante con il pubblico, che non cerca solo intrattenimento, ma informazioni affidabili, contesto, interpretazione. Trattare il proprio lavoro come un hobby porta spesso a sottovalutare entrambe queste dimensioni, generando contenuti superficiali o sbilanciati.

Il danno dell’improvvisazione

Quando il giornalismo videoludico viene praticato senza formazione, il risultato è spesso una comunicazione rumorosa ma fragile. Opinioni urlate, giudizi affrettati, polemiche sterili, articoli costruiti solo per attirare clic. Questo non danneggia solo chi scrive, ma l’intero ecosistema. Un medium raccontato male viene percepito come meno serio, meno degno di attenzione culturale. Al contrario, un giornalismo solido contribuisce a far crescere la credibilità del videogioco, a renderlo leggibile anche fuori dalla sua nicchia e a costruire un dialogo più maturo con il resto della società.

La formazione come passaggio necessario

Riconoscere che il giornalismo videoludico non è un hobby significa accettare che richiede formazione. Studiare come si scrive, come si analizza un’opera interattiva, come si gestiscono le fonti, come si costruisce un articolo chiaro e coerente non è un limite alla creatività, ma una condizione per esprimerla meglio. La formazione permette di evitare anni di tentativi confusi, di acquisire subito un metodo e di sviluppare una voce critica consapevole. È il passaggio che trasforma un appassionato in un professionista.

Dare dignità al proprio lavoro

Trattare il giornalismo videoludico come un mestiere significa, prima di tutto, dare dignità al proprio lavoro. Significa pretendere di più da sé stessi, riconoscere il valore del tempo speso a studiare e a scrivere, e non accontentarsi di essere una voce tra tante. In un panorama sempre più affollato, la differenza non la fa chi parla più forte, ma chi sa parlare meglio. E questo non è mai il risultato di un hobby, ma di una scelta consapevole.

Il giornalismo videoludico richiede metodo, competenze e una visione culturale chiara. Se vuoi andare oltre l’improvvisazione e costruire una base solida per scrivere di videogiochi in modo professionale, il nostro Corso di Giornalismo Videoludico è pensato per accompagnarti in questo percorso, fornendoti strumenti reali e una guida autorevole. Tutte le informazioni sono disponibili su

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