Un medium cresciuto più in fretta del suo racconto
Il videogioco è cresciuto a una velocità impressionante. In pochi decenni è passato dall’essere un passatempo tecnologico a un’industria globale capace di generare immaginari, linguaggi e forme espressive complesse. Eppure il modo in cui viene raccontato non sempre ha seguito la stessa traiettoria di maturazione. Oggi, più che in passato, il videogioco è circondato da un rumore costante fatto di trailer, reazioni istantanee, commenti impulsivi, giudizi tranchant. In questo scenario la critica non è un orpello superfluo, ma una necessità. Serve a rallentare, a dare forma al pensiero, a restituire profondità a un medium che rischia di essere consumato troppo in fretta anche quando produce opere dense e stratificate.
Critica non significa nostalgia di un passato elitario
Quando si parla di critica videoludica, spesso emerge l’idea che si tratti di qualcosa di superato, legato a un’epoca in cui pochi “esperti” decidevano cosa fosse valido e cosa no. Ma questa è una caricatura. La critica contemporanea non ha il compito di imporre canoni o di erigere barriere, bensì di interpretare. Non serve a dire cosa bisogna giocare, ma a spiegare cosa accade quando si gioca. In un panorama in cui tutti possono esprimere un’opinione, la critica non è una voce che si aggiunge al coro, ma uno strumento che aiuta a comprendere il senso delle opere e il loro posto all’interno del medium.
Distinguere l’opinione dall’interpretazione
Oggi l’opinione è ovunque. Social network, piattaforme video e community permettono a chiunque di esprimere un giudizio immediato. Questo non è un male in sé, ma non può sostituire il lavoro critico. L’opinione nasce dall’esperienza individuale e resta legata a essa; la critica parte dall’esperienza, ma la supera, trasformandola in un discorso argomentato. La critica mette in relazione elementi diversi, costruisce contesto, riconosce intenzioni e conseguenze. In un’epoca in cui tutto viene ridotto a “mi piace” o “non mi piace”, la critica è uno spazio in cui il pensiero può articolarsi senza essere schiacciato dalla polarizzazione.
Dare dignità culturale al videogioco
La critica è uno dei principali strumenti attraverso cui un medium acquisisce dignità culturale. Cinema e letteratura non sono diventati linguaggi riconosciuti solo grazie alle opere, ma anche grazie a chi le ha analizzate, interpretate, messe in relazione con il mondo. Il videogioco non fa eccezione. Senza una critica capace di leggerne le strutture, le tematiche, le innovazioni e le contraddizioni, il medium rischia di restare confinato a una dimensione puramente commerciale o ludica. La critica contribuisce a costruire un vocabolario condiviso, a rendere il videogioco discutibile, insegnabile, trasmissibile.
Contrastare la semplificazione e il sensazionalismo
Un altro motivo per cui la critica è ancora necessaria riguarda la tendenza alla semplificazione estrema. Titoli urlati, polemiche costruite, giudizi affrettati generano attenzione, ma impoveriscono il discorso. La critica lavora in direzione opposta: rifiuta il sensazionalismo, accetta la complessità, riconosce le ambiguità. In un settore che vive di hype e di reazioni immediate, la critica rappresenta una forma di resistenza culturale. Non perché sia “contro” il pubblico, ma perché lo rispetta abbastanza da offrirgli qualcosa di più di una reazione emotiva.
Aiutare il pubblico a sviluppare uno sguardo consapevole
La critica non serve solo agli addetti ai lavori. Serve soprattutto ai lettori. Un pubblico che legge critica sviluppa strumenti per interpretare ciò che gioca, impara a riconoscere le scelte di design, a comprendere le intenzioni narrative, a distinguere tra innovazione reale e semplice variazione superficiale. Questo non rende l’esperienza di gioco più fredda, ma più ricca. La critica non toglie magia al videogioco: la rende leggibile, e quindi più profonda. È un atto di fiducia nei confronti del lettore, non di superiorità.
Un ruolo centrale nella formazione di nuovi autori
La critica è anche fondamentale per chi desidera scrivere di videogiochi. Studiare testi critici, comprenderne il metodo, analizzarne il linguaggio è uno dei modi più efficaci per crescere come autore. Senza critica non esiste tradizione, e senza tradizione non esiste evoluzione. Chi scrive oggi lo fa sulle spalle di chi ha provato a interpretare il medium prima, e questo dialogo continuo è ciò che permette al giornalismo videoludico di non ridursi a una sequenza di contenuti intercambiabili.
La critica come spazio di responsabilità
Infine, la critica è necessaria perché introduce responsabilità. Chi critica sa che le parole hanno un peso, che influenzano percezioni, che contribuiscono a costruire reputazioni e immaginari. Questo non significa autocensura, ma consapevolezza. In un ambiente spesso dominato dall’aggressività e dall’estremismo, la critica rappresenta un luogo in cui il dissenso può essere espresso senza violenza e il giudizio può essere articolato senza distruggere. È una pratica che educa al confronto e che rende il discorso sul videogioco più maturo.
Una necessità, non un residuo
Dire che la critica videoludica è ancora necessaria oggi significa riconoscere che il medium ha bisogno di essere raccontato con strumenti all’altezza della sua complessità. Non è un residuo del passato, ma una risposta al presente. Più il videogioco cresce, più la critica diventa indispensabile per capirlo. In un mondo saturo di contenuti, la critica non aggiunge rumore: costruisce senso.
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