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Scrivere di videogiochi richiede metodo, non solo passione

La passione come punto di partenza, non come fondamento

La passione per i videogiochi è spesso il primo motore che spinge qualcuno a scriverne. È naturale: si gioca, ci si entusiasma, si sente il bisogno di condividere un’esperienza che ha lasciato un segno. Ma fermarsi alla passione significa restare in una dimensione privata, istintiva, che difficilmente riesce a trasformarsi in un discorso utile per gli altri. Scrivere di videogiochi in modo professionale richiede un passaggio ulteriore, più impegnativo: la costruzione di un metodo. Senza metodo, la passione si disperde, si ripete, si consuma rapidamente. Con un metodo, invece, diventa uno strumento capace di produrre analisi, riflessioni e contenuti che resistono nel tempo.

Il metodo come struttura invisibile del testo

Quando un articolo funziona davvero, il metodo che lo sostiene non si vede. Il lettore percepisce fluidità, chiarezza, coerenza, ma raramente si accorge del lavoro che c’è dietro. Eppure ogni testo solido nasce da una serie di scelte consapevoli: cosa osservare durante il gioco, quali elementi sono centrali per l’esperienza, come collegarli tra loro, quale prospettiva adottare, quale linguaggio utilizzare. Il metodo non irrigidisce la scrittura, al contrario la libera. Permette di non perdersi, di evitare ripetizioni, di non affidarsi esclusivamente all’emozione del momento. È ciò che trasforma un’impressione in un discorso.

Guardare il gioco prima di giudicarlo

Uno degli effetti più evidenti dell’assenza di metodo è la tendenza a giudicare troppo in fretta. Senza una struttura di analisi, il gioco viene filtrato immediatamente dal gusto personale, dalle aspettative, dal contesto emotivo in cui si gioca. Il metodo, invece, impone una sospensione del giudizio. Prima si osserva, poi si comprende, solo alla fine si interpreta. Questo non rende la scrittura fredda o distaccata, ma più giusta. Permette di riconoscere le intenzioni dell’opera, di capire cosa cerca di fare prima di stabilire se ci riesce o meno. Scrivere di videogiochi significa allenare lo sguardo, non reagire d’istinto.

Dal vissuto personale all’esperienza condivisibile

La passione tende a spingere verso il racconto di sé: cosa ho provato, cosa mi è piaciuto, cosa mi ha deluso. Il metodo, invece, spinge verso l’altro. Chiede di trasformare il vissuto personale in un’esperienza condivisibile, comprensibile anche da chi non ha giocato o non giocherà mai a quel titolo. Questo passaggio è fondamentale nel giornalismo videoludico. Il lettore non cerca uno sfogo emotivo, ma una guida, una chiave di lettura, una mediazione. Il metodo serve proprio a questo: a tradurre l’esperienza individuale in un linguaggio che abbia valore per chi legge.

Scrittura come pratica consapevole

Un altro equivoco diffuso è pensare che scrivere bene sia una dote naturale. In realtà la scrittura è una pratica che si costruisce nel tempo, attraverso studio, esercizio e revisione. Il metodo aiuta a riconoscere i propri limiti, a lavorare sulla chiarezza, sul ritmo, sulla struttura del periodo. Scrivere di videogiochi richiede la stessa attenzione formale che si riserva a qualsiasi altro ambito del giornalismo culturale. Senza metodo, la scrittura resta frammentaria, incerta, ripetitiva. Con un metodo, invece, diventa uno strumento preciso, capace di sostenere anche le idee più complesse.

Metodo non significa standardizzazione

Parlare di metodo non significa adottare formule rigide o schemi preconfezionati. Al contrario, il metodo serve proprio a evitare la standardizzazione. Chi ha un metodo non ha bisogno di imitare stili altrui, né di rifugiarsi in modelli obsoleti. Può adattare il proprio approccio al gioco, al contesto, al pubblico. Il metodo è flessibile, non dogmatico. È una bussola, non una gabbia. Permette di mantenere una direzione anche quando si sperimenta, quando si cambia tono, quando si affrontano opere molto diverse tra loro.

La differenza tra improvvisazione e professionalità

Nel panorama attuale, saturo di contenuti, la differenza tra chi scrive per improvvisazione e chi scrive con metodo è sempre più evidente. L’improvvisazione produce testi rapidi, spesso dimenticabili, legati all’attualità più effimera. La professionalità produce articoli che costruiscono autorevolezza nel tempo, che vengono letti anche a distanza di mesi o anni. Scrivere con metodo significa accettare che il proprio lavoro abbia un peso, che ogni articolo contribuisca a definire la propria identità come autore. È una scelta che richiede impegno, ma che restituisce valore.

Trasformare la passione in competenza

Il vero obiettivo di chi vuole scrivere di videogiochi non dovrebbe essere dimostrare quanto ama il medium, ma quanto lo conosce e lo comprende. La passione è il carburante, ma la competenza è il motore. Il metodo è ciò che tiene insieme entrambe le cose, permettendo alla passione di non esaurirsi e alla competenza di crescere. È questo passaggio che segna il confine tra chi scrive per sé stesso e chi scrive per gli altri, tra chi parla e chi comunica davvero.

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