Oltre l’idea superficiale del “giocare tanto”
Quando si parla di giornalismo videoludico, una delle convinzioni più diffuse è che per scrivere di videogiochi basti giocarli. È un’idea rassicurante, ma profondamente limitante. Giocare è una condizione necessaria, certo, ma non è neppure lontanamente sufficiente. Un giornalista videoludico non studia solo i giochi in quanto prodotti da consumare, ma il videogioco come linguaggio, come forma culturale e come sistema espressivo. Studiare significa acquisire strumenti per leggere ciò che accade sullo schermo e, soprattutto, ciò che accade tra il gioco e il giocatore. Senza questo livello di consapevolezza, la scrittura resta ancorata all’impressione immediata e fatica a diventare interpretazione.
Il videogioco come linguaggio da decifrare
Uno degli ambiti fondamentali di studio per un giornalista videoludico è il linguaggio del medium. Il videogioco comunica attraverso regole, spazi, tempi, feedback, suoni, immagini e interazione. Comprendere come questi elementi dialogano tra loro è essenziale per poterli raccontare in modo corretto. Studiare il linguaggio videoludico significa imparare a riconoscere le scelte di game design, capire perché una meccanica produce una certa sensazione, perché un livello guida il giocatore in un certo modo, perché un sistema di controllo influenza il ritmo dell’esperienza. Senza questa alfabetizzazione, il rischio è descrivere senza capire, o giudicare senza argomentare.
La storia del videogioco come base critica
Un giornalista videoludico studia anche il passato del medium. Non per nostalgia, ma per consapevolezza. Ogni gioco nasce dentro una tradizione, dialoga con generi, stili, soluzioni già esistenti. Conoscere la storia del videogioco permette di riconoscere ciò che è davvero nuovo e ciò che è una rielaborazione, di collocare un’opera all’interno di un percorso più ampio e di evitare giudizi ingenui. Senza una base storica, la critica si muove nel presente come se fosse un eterno punto zero, perdendo profondità e autorevolezza. Studiare il passato significa dare spessore al presente.
Scrittura e capacità di costruire un discorso
Un altro ambito centrale è la scrittura stessa. Il giornalista videoludico studia come si scrive, non solo cosa scrivere. Studia la costruzione del periodo, il ritmo del testo, la chiarezza espositiva, la capacità di tenere insieme descrizione e analisi senza spezzare il flusso del discorso. Scrivere di videogiochi non è diverso, in questo senso, dallo scrivere di cinema o letteratura: richiede padronanza della lingua, attenzione al lettore e consapevolezza del tono. La scrittura è lo strumento attraverso cui il pensiero prende forma, e senza uno studio serio rischia di diventare un ostacolo invece che un alleato.
Critica, analisi e interpretazione
Studiare per diventare giornalista videoludico significa anche allenarsi alla critica. Criticare non vuol dire demolire o esaltare, ma interpretare. Vuol dire saper leggere un’opera, individuarne i punti di forza e di debolezza, comprenderne le ambizioni e valutarne la coerenza. La critica videoludica richiede un approccio analitico che va oltre il gusto personale. Studiare questo aspetto significa imparare a costruire argomentazioni, a sostenere un punto di vista con esempi concreti e a riconoscere il valore di un’opera anche quando non incontra le proprie preferenze.
Il contesto culturale e sociale
Il videogioco non esiste nel vuoto. Un giornalista videoludico studia anche il contesto in cui i giochi vengono prodotti e fruiti. Le dinamiche dell’industria, le trasformazioni tecnologiche, i cambiamenti del pubblico, il rapporto con altri media, le questioni sociali che attraversano il medium. Comprendere questo contesto permette di scrivere articoli che non si limitano a parlare di un singolo titolo, ma che sanno collegarlo a un discorso più ampio. È qui che il giornalismo videoludico smette di essere cronaca di settore e diventa analisi culturale.
Etica e responsabilità professionale
Un aspetto spesso sottovalutato dello studio riguarda l’etica. Il giornalista videoludico deve conoscere le regole non scritte del mestiere: come gestire i rapporti con le fonti, come trattare i codici review, come dichiarare i conflitti di interesse, come evitare il sensazionalismo e il clickbait. Studiare l’etica significa capire che ogni articolo ha un impatto, che ogni parola contribuisce a costruire o distruggere fiducia. Senza questa consapevolezza, anche la scrittura più brillante rischia di diventare dannosa.
Una formazione che tiene tutto insieme
Ciò che studia davvero un giornalista videoludico non è una singola materia, ma un insieme coerente di competenze. Linguaggio, storia, scrittura, critica, contesto, etica. Tutti questi elementi dialogano tra loro e costruiscono una professionalità solida. La formazione serve proprio a questo: a evitare che lo studio resti frammentato e casuale, e a trasformarlo in un percorso strutturato. Solo così la passione per i videogiochi può diventare una voce autorevole, capace di parlare al pubblico con chiarezza e profondità.
Diventare giornalisti videoludici significa studiare il medium in tutte le sue dimensioni, dalla storia al linguaggio, dalla scrittura alla critica. Il nostro Corso di Giornalismo Videoludico nasce per offrire questa formazione integrata, aiutando chi ama i videogiochi a sviluppare competenze reali e una visione culturale solida. Tutte le informazioni sono disponibili su
