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Il concetto di clickbait

Il click bait è uno dei fenomeni più problematici nati con il giornalismo digitale. È la logica dell’inganno applicata all’informazione, una strategia basata non sulla qualità del contenuto ma sulla capacità di catturare l’attenzione del lettore attraverso un titolo manipolatorio. L’obiettivo non è informare, ma far cliccare. È una promessa costruita per sedurre, spesso pericolosamente vicina alla bugia.

Il click bait non nasce per cattiveria: nasce dalla necessità di sopravvivere in un ambiente in cui la velocità e il volume dei contenuti sembrano più importanti della loro sostanza. I siti competono per visualizzazioni, i social premiano ciò che genera reazioni istantanee, gli algoritmi spingono ciò che sorprende o provoca. Ma il prezzo di questo meccanismo è altissimo: la fiducia del lettore si deteriora, il discorso culturale si impoverisce, la professionalità si sacrifica sull’altare del traffico.

Perché il click bait attecchisce facilmente

Il click bait sfrutta meccanismi cognitivi profondi. La mente umana è naturalmente attratta da ciò che appare urgente, scandaloso, misterioso. Titoli costruiti per generare curiosità incontrollata – “Non crederai a cosa è successo…”, “La verità che nessuno ti ha detto…”, “Shock tra i fan…” – sono pensati per attivare una risposta emotiva immediata. Non chiedono di pensare: chiedono di reagire.

Nel settore videoludico questa dinamica diventa ancora più aggressiva. L’industria del gaming è ricchissima di rumor, anticipazioni, leak, annunci attesi e aspettative gonfiate. Il click bait cavalca questa sovraesposizione e trasforma ogni informazione in un pretesto per generare traffico, anche quando l’informazione è insignificante. La logica è semplice: meglio pubblicare dieci “micro-notizie” sensazionalistiche che un singolo articolo ben approfondito.

Il click bait nei videogiochi: un problema culturale

Il click bait è dannoso in qualunque settore, ma nel videoludico assume un peso particolare perché contribuisce a ridurre il medium a un fenomeno superficiale, rumoroso, privo di profondità critica. Quando ogni aggiornamento di un titolo diventa una “bomba”, quando ogni dichiarazione è trasformata in “scandalo”, quando ogni immagine diventa “una rivelazione”, il linguaggio si svuota e il videogioco perde dignità.

Ciò che dovrebbe essere un lavoro di interpretazione e analisi diventa una caccia compulsiva al sensazionalismo. E quando il lettore si accorge di essere stato ingannato più volte, smette di fidarsi. La sfiducia verso la stampa specializzata è spesso alimentata proprio da pratiche di click bait, più che da reali errori di contenuto. La fiducia si perde in un attimo e ricostruirla è molto difficile.

Le conseguenze sulla professione

Il click bait non indebolisce soltanto l’informazione: indebolisce il giornalista.

Un titolo ingannevole è una forma di scorciatoia comunicativa che permette di ottenere risultati immediati senza alcuno spessore. Ma l’immediatezza è una trappola: porta a ignorare la verifica delle fonti, a pubblicare troppo rapidamente, a sacrificare il valore per la quantità. Il critico o redattore che utilizza questo modo di procedere finisce intrappolato nella necessità di “performare”, invece che nella volontà di spiegare.

In questo contesto, il lettore non è più considerato un interlocutore culturale, ma un bersaglio. E il giornalismo perde la sua funzione originaria: quella di guidare, chiarire, interpretare. Senza fiducia, il giornalista smette di essere utile.

L’alternativa professionale

Contrastare il click bait non significa rinunciare a scrivere titoli coinvolgenti. Significa imparare a scrivere titoli onesti, che non tradiscano il contenuto e che non sfruttino l’emotività del lettore. Significa costruire un rapporto basato sulla trasparenza, dove il lettore clicca non per essere ingannato, ma perché riconosce una voce affidabile.

Il titolo deve promettere ciò che l’articolo mantiene. Deve attrarre senza manipolare. Deve incuriosire senza esagerare. Un giornalista videoludico professionale non ricerca il clic immediato, ma il lettore fedele. E un lettore fedele si conquista con la serietà, non con le trappole.

Un problema strutturale che richiede maturità

Il click bait non scomparirà facilmente, perché risponde a logiche economiche profonde. Ma la soluzione non è cedere, bensì educare. Educare i lettori, educare i redattori, educare gli editori.

L’informazione di qualità è una battaglia culturale.

Il futuro del giornalismo videoludico dipende dalla capacità di sottrarsi alla superficialità e di restituire valore al contenuto. È un processo che richiede costanza, metodo e indipendenza.

Il click bait è facile.

Il giornalismo è difficile.

Ed è proprio per questo che è necessario.

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