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Che cos’è un press tour

Il press tour come spazio di incontro tra industria e giornalismo

Il press tour è una delle esperienze più delicate e interessanti del giornalismo videoludico, spesso fraintesa o ridotta a una caricatura superficiale. Per molti, il termine evoca l’immagine di un viaggio pagato dal publisher in cambio di articoli benevoli o coperture garantite. In realtà, quando gestito correttamente, il press tour rappresenta qualcosa di molto diverso: un’occasione di conoscenza diretta, un’immersione nel processo creativo, un modo per comprendere dall’interno la complessità che porta alla nascita di un videogioco.

È una forma di racconto che permette al giornalista di vedere con i propri occhi ciò che solitamente resta invisibile: gli studi, i volti, i ruoli, la tensione positiva – o talvolta drammatica – che accompagna la produzione di un’opera interattiva.

La natura reale di un press tour

Un press tour è un viaggio organizzato da un publisher per permettere alla stampa di visitare uno studio di sviluppo, assistere a dimostrazioni esclusive, provare versioni preliminari dei giochi e intervistare direttamente gli autori. È un’esperienza intensa, fatta spesso di appuntamenti serrati, riunioni, Q&A e presentazioni che mirano a fornire al giornalista un quadro quanto più possibile completo del progetto.

Contrariamente a un luogo comune ancora molto radicato, il press tour non è una vacanza. Le modalità sono professionali, i tempi rigidissimi e il livello di attenzione richiesto molto alto. Ciò che dà valore a un press tour non è il viaggio in sé, ma la possibilità di accedere a informazioni, ambienti e dettagli che non potrebbero essere compresi da remoto.

L’importanza dell’esperienza diretta

Visitare uno studio significa vedere come un team lavora davvero. Significa osservare l’atmosfera, percepire la cultura aziendale, capire quanto gli sviluppatori credano nel progetto e con quali difficoltà combattono quotidianamente.

Molte delle tensioni che caratterizzano la produzione di un videogioco – iterazioni continue, patch last minute, problemi tecnici, pressioni esterne, ambizioni narrative o artistiche – diventano visibili solo attraverso un contatto diretto.

Un press tour ben condotto permette di restituire tutto questo in un articolo che non si limita a raccontare “cosa” sta arrivando sul mercato, ma tenta di spiegare “come” ci si è arrivati e “perché” certe scelte artistiche o tecniche sono state necessarie.

Il giornalista torna dallo studio con una comprensione più profonda dell’opera e del team, e questo arricchisce la narrazione. Non serve essere indulgenti: serve essere informati.

Il nodo etico: trasparenza e indipendenza

Ogni press tour porta con sé una potenziale ambiguità etica: il giornalista è ospite dell’azienda su cui scriverà. Proprio per questo è indispensabile mantenere un livello di lucidità e indipendenza ancora più alto del normale.

Un press tour non è un tentativo di corruzione, ma può diventarlo se il giornalista non ha piena consapevolezza del proprio ruolo. Accettare un viaggio non implica affatto dover offrire una copertura positiva: implica invece l’obbligo di essere trasparenti nei confronti dei lettori e di dichiarare le circostanze in cui si è ottenuta l’informazione.

L’autorevolezza si misura nella capacità di non confondere accoglienza con compiacenza. Un viaggio pagato non compra la benevolenza, a meno che il giornalista non sia disposto a venderla. La responsabilità è quindi tutta nelle mani di chi scrive.

L’etica professionale impone di raccontare l’esperienza senza trasformarla in pubblicità, di distinguere i fatti dalle sensazioni, di non lasciarsi sedurre dall’atmosfera dello studio o dal carisma degli sviluppatori. Il giornalista non è lì per essere intrattenuto, ma per capire e riferire.

Il valore narrativo del press tour

Un press tour ben riportato può diventare uno degli articoli più interessanti di una testata. Le migliori redazioni sanno trasformare questa esperienza in reportage culturali ricchi di dettagli, in cui il lettore può quasi “entrare” nello studio di sviluppo.

L’articolo di un press tour dovrebbe raccontare non solo il gioco, ma le persone: i loro volti stanchi, i loro entusiasmi, le loro paure; dovrebbe restituire l’odore del luogo, il rumore delle tastiere, i fogli appesi alle pareti, il modo in cui un concept artist parla della propria idea o il modo in cui un narrative designer difende una scelta narrativa.

Il giornalismo videoludico cresce quando cresce la qualità delle storie che riesce a raccontare, e il press tour è uno dei pochi strumenti che permettono di accedere a storie vere.

Il press tour come segno di maturità del settore

Quando vissuto con professionalità, il press tour è un segnale positivo: significa che l’industria riconosce il valore della critica e desidera dialogare con essa; significa che lo studio è disposto ad aprire le porte e lasciare che la stampa osservi il proprio lavoro; significa che il giornalismo non è più visto come un semplice canale pubblicitario, ma come un interlocutore culturale.

La maturità di un critico si misura anche dalla sua capacità di attraversare questi spazi senza perdere identità. Perché un press tour, alla fine, non è un privilegio ma un’occasione. E il valore dell’occasione dipende interamente da come il giornalista decide di viverla.

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