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Gli errori più comuni nella scrittura di articoli sui videogiochi

Il rischio della superficialità in un medium che richiede profondità

La scrittura di articoli dedicati ai videogiochi è un’attività più complessa di quanto molti immaginino. Il medium è ricco, stratificato, tecnico, narrativo, estetico e interattivo allo stesso tempo, e chi lo racconta ha il compito di tradurre tutto questo in parole che permettano al lettore di comprendere il senso di un’esperienza che non è immediatamente osservabile dall’esterno. È proprio per questo che gli errori più comuni nella scrittura videoludica derivano spesso da una sottovalutazione del medium stesso: l’idea che basti giocare molto per saper scrivere, o che basti avere un’opinione per essere critici. In realtà la scrittura è un atto consapevole, un mestiere, e per funzionare richiede metodo e disciplina.

Scrivere troppo presto, prima di aver compreso il gioco

Uno degli errori più frequenti è la fretta. Con l’abbondanza di trailer, beta, early access e aspettative generate dalle community, molti autori cedono alla tentazione di pubblicare articoli e opinioni prima di aver attraversato davvero il gioco. Ma un videogioco non si svela nelle prime due ore: spesso rivela il suo ritmo solo più avanti, nasconde le sue idee nei livelli centrali o mostra i propri limiti negli ultimi atti. Scrivere troppo presto significa giudicare sulla base di impressioni immature, e il lettore percepisce immediatamente la mancanza di profondità. La maturità critica nasce dalla pazienza.

Confondere descrizione e analisi

Molti articoli si limitano a raccontare ciò che accade sullo schermo: “si salta”, “si spara”, “si esplora”, “si incontra un boss”. Ma la descrizione non è critica. Una buona analisi va oltre il cosa e indaga il come e il perché. Perché quella meccanica funziona insieme alle altre? Perché la scrittura ha quel tono? Perché il ritmo ludico è costruito in quel modo? Senza questo livello interpretativo, l’articolo resta piatto, privo di direzione. La critica non è un resoconto: è una lente.

Lasciarsi trascinare dalla tifoseria

Il mondo dei videogiochi è attraversato da tensioni identitarie: fan, console war, aspettative esagerate, partiti presi. È facile che un autore scivoli dentro queste dinamiche, anche senza accorgersene. Ma un articolo nato da un atteggiamento da tifoso perde credibilità, diventa partigiano e smette di essere utile al lettore. Essere critici significa osservare senza pregiudizi, rifiutare la polarizzazione, lasciare che l’opera parli prima dell’ideologia che spesso circonda il medium. La scrittura matura nasce da una posizione aperta, non da una bandiera.

Sottovalutare l’importanza della forma

Nel giornalismo videoludico è facile concentrarsi sul contenuto, perché il medium è denso e pieno di idee. Ma la forma è ciò che permette al contenuto di emergere. Frasi spezzate, paragrafi troppo brevi, un ritmo discontinuo, una punteggiatura aggressiva: tutto questo può compromettere la forza di un articolo anche quando le idee sono buone. La scrittura videoludica deve essere fluida, chiara, continua. Il lettore deve sentire che l’autore lo sta accompagnando in un discorso, non trascinando dentro un elenco di impressioni accumulate.

Dipendere troppo dai comunicati stampa

Un altro errore molto diffuso riguarda la dipendenza dai press release. Nel flusso costante di informazioni distribuite dai publisher, è facile lasciarsi prendere dall’abitudine di riscrivere ciò che l’industria comunica, trasformando l’articolo in una versione appena filtrata del testo ufficiale. Ma questo non è giornalismo, è trascrizione. L’autore deve saper leggere criticamente i materiali delle aziende, selezionare ciò che è rilevante, ignorare ciò che è promozionale e ricontestualizzare le informazioni in modo indipendente. L’articolo deve essere un’interpretazione, non un megafono.

Usare un linguaggio troppo tecnico o troppo povero

Scrivere di videogiochi significa spesso affrontare concetti legati alla tecnologia, al level design, all’intelligenza artificiale, alla narrazione interattiva. È naturale usare termini tecnici, ma l’errore nasce quando questi diventano un muro per il lettore o, al contrario, quando l’autore li evita completamente e si rifugia in un linguaggio vago, impressionistico, privo di precisione. La scrittura efficace è quella che trova una via di mezzo: chiara ma non banale, precisa ma non ostentata. Il linguaggio deve aprire, non chiudere.

Ignorare la dimensione culturale del medium

Un articolo sui videogiochi non dovrebbe mai limitarsi a valutare l’intrattenimento: dovrebbe collocare l’opera dentro un percorso storico, estetico e concettuale. Non è necessario trasformare ogni articolo in un saggio, ma è importante riconoscere che i videogiochi dialogano con la società, con le arti visive, con il cinema, con la letteratura, con la filosofia, con il design. Un autore che ignora tutto questo rischia di ridurre il videogioco a un esercizio tecnico o a un passatempo. La scrittura matura nasce dal riconoscimento del medium come oggetto culturale.

Non avere una voce

Molti articoli sono corretti, chiari, ben informati… ma anonimi. Non hanno un tono, non hanno una direzione, non mostrano alcuna personalità. È un errore meno visibile, ma non meno grave. Il lettore non cerca solo informazioni: cerca un autore. Una voce riconoscibile non significa uno stile urlato o forzatamente originale, ma una coerenza linguistica che permetta al lettore di capire che dietro il testo c’è una persona con una sensibilità precisa. La voce è ciò che distingue un buon articolo da un articolo replicabile.

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