Una SEO che rispetta il lettore prima degli algoritmi
Parlare di SEO nel giornalismo videoludico significa entrare in una dimensione spesso fraintesa. Molti immaginano la SEO come una serie di trucchi, scorciatoie, stratagemmi per piacere ai motori di ricerca e scalare la SERP con contenuti che, a volte, non hanno altro scopo se non attirare clic. Ma questo è l’opposto di ciò che dovrebbe accadere in un articolo sui videogiochi. Una buona SEO non è un maquillage applicato alla scrittura: è la capacità di rendere un testo più chiaro, più leggibile, più utile. È un servizio al lettore prima che a Google.
Quando la SEO è applicata correttamente, non si vede. Quando si vede, significa che è stata usata male. E proprio nel campo dell’informazione sui videogiochi, dove la concorrenza di siti, blog, portali, creator e pagine social è enorme, serve una SEO che non tradisca il valore dei contenuti, ma che li renda più accessibili e rintracciabili.
Capire l’intenzione di ricerca
Ogni articolo nasce come risposta a una domanda che qualcuno sta già facendo. La SEO inizia nel momento in cui si prova a capire qual è questa domanda. Nel settore dei videogiochi le intenzioni di ricerca possono essere molto diverse: c’è chi cerca una guida, chi vuole capire se un gioco vale la pena, chi vuole leggere un’analisi più profonda, chi cerca informazioni tecniche, chi desidera contestualizzare un fenomeno.
Prima di scrivere un articolo, il giornalista deve comprendere quale tipo di domanda il suo testo vuole intercettare. Una recensione risponde a un bisogno diverso rispetto a un editoriale, una news soddisfa un’urgenza immediata, una guida deve essere concreta e completa, un articolo di cultura videoludica deve offrire interpretazioni più ampie. L’errore più comune è trattare tutte queste categorie allo stesso modo, come se bastasse inserire qualche parola chiave per rendere efficace qualunque contenuto. La SEO non funziona così: funziona quando la scrittura è consapevole della sua finalità.
Scrivere in modo chiaro, continuo e leggibile
La leggibilità è una parte fondamentale della SEO. Un articolo che scorre con naturalezza, che non si spezza in paragrafi minuscoli né si nasconde dietro tecnicismi inutili, avrà sempre un impatto migliore su Google. I motori di ricerca hanno imparato a valorizzare i testi che offrono un’esperienza di lettura autentica, senza artifici.
Nel giornalismo videoludico questo è particolarmente importante, perché molti autori tendono a imitare lo stile social, con frasi brevissime, spezzate, ritmate in modo artificiale. Ma un testo scritto così non aiuta il lettore a capire, e non aiuta i motori di ricerca a classificarlo. La SEO premia la chiarezza, la coesione, la profondità. Premia un linguaggio pieno, non un insieme di slogan.
Titoli che parlano ai lettori, non agli algoritmi
Il titolo è uno degli elementi più delicati perché deve convincere due interlocutori diversi: il lettore e il motore di ricerca. Un titolo troppo costruito per Google risulta artificiale; uno scritto solo per il lettore rischia di non emergere nelle ricerche. La soluzione sta nella naturalezza: un titolo chiaro, diretto, che contenga la parola chiave principale ma che resti umano.
Nel mondo dei videogiochi questo equilibrio è ancora più difficile perché si rischia spesso di scivolare nel clickbait, che non solo compromette la fiducia del pubblico ma danneggia anche la SEO nel lungo periodo. Un titolo deve aprire una porta, non ingannare.
L’importanza del contesto nel corpo dell’articolo
Google è diventato sempre più capace di comprendere il significato complessivo di un testo, non solo la presenza delle singole parole chiave. Per questo negli articoli videoludici è fondamentale costruire contesto: spiegare, approfondire, collegare concetti. Non basta citare il nome di un gioco o ripetere più volte una keyword.
Un buon articolo deve offrire un discorso ampio, capace di includere riferimenti, concetti critici, analisi di design, elementi storici e culturali. La SEO premia proprio questa ricchezza, perché la interpreta come qualità reale del contenuto. Nel settore dei videogiochi, dove i contenuti superficiali abbondano, il contesto diventa un modo naturale per emergere.
Usare le parole chiave come elementi del discorso
La parola chiave non è un interruttore da attivare. È un ingrediente. Deve essere inserita nel testo in modo naturale, senza forzature. Ripeterla di continuo rovina la lettura e peggiora la percezione dell’articolo. Meglio concentrarsi sul campo semantico: termini correlati, concetti affini, idee che costruiscono intorno alla keyword una rete di significati.
Nel giornalismo videoludico questo è particolarmente efficace perché permette di approfondire senza appesantire. Parlare di “critica”, “game design”, “narrazione interattiva”, “esperienza del giocatore”, “ritmo”, “immaginario” contribuisce a rendere l’articolo più ricco e più visibile, senza artifici.
Evitare il clickbait e privilegiare la fiducia
Molti pensano che per emergere nella SEO serva provocare il lettore. In realtà è l’opposto. La SEO premia i contenuti che trattengono il lettore sulla pagina, che lo spingono a esplorare altri articoli del sito, che costruiscono fiducia. Il clickbait genera traffico immediato ma distrugge la retention.
Il giornalismo videoludico deve costruire lunga durata, non entusiasmo momentaneo. Un articolo serio, coerente, interessante, trattenuto nella forma ma ricco nella sostanza, è sempre più efficace di un titolo provocatorio che porta il lettore a chiudere la pagina dopo pochi secondi. La SEO si costruisce così: con serietà, non con trucchi.
L’articolo come luogo di autorevolezza
Le migliori pratiche SEO per articoli sui videogiochi non sono tecniche nascoste ma un modo di scrivere più consapevole. La SEO riconosce l’autorevolezza, e l’autorevolezza nasce da testi che parlano con intelligenza del medium. Ogni volta che un autore decide di approfondire, invece di limitarsi; di spiegare, invece di elencare; di interpretare, invece di ripetere, sta facendo SEO.
La scrittura diventa più visibile proprio quando diventa più vera.
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